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Il 5 ottobre : in scena Jeli il Pastore a Gravina in Puglia

Manca poco piu’ di un mese alla messa in scena di Jeli il Pastore, trasposizione della celebre novella di Giovanni Verga nel suggestivo scenario archeologico di Gravina in Puglia. L’ opera scritta e diretta dal regista Lorenzo Muscoso che porta in scena tutta una serie di accadimenti che producono nei protagonisti uno sconvolgimento emotivo. Il rimorso è uno dei temi che viene affrontato nello strazio del pastore verso il padre, una visione quasi spettrale vissuta attraverso l’intimità del ricordo. Una citazione all’Amleto a cui l’autore si è volutamente ispirare nella composizione di questo dramma, dal senso di alienazione a quello della crescita della follia che attraversa e travolge il protagonista. Il racconto mette in evidenza anche quello che è l’incapacità di Jeli (Vito Difonzo) di comprendere la sua stessa esistenza, la malasorte che lo colpisce lo riporta alla vita, dopo un trascorso nel sonno e nel beato isolamento e la successiva gelosia che lo trasfigura in uno stato di alienazione che lo accomuna a un altro dramma elisabettiano,  l’Otello.  Emarginazione che trae  ispirazione negli scatti Hopperiani  e nella solitudine sorrentiniana,  e dove l’accadimento  porterà a una pressa di coscienza e ricostruzione di un rapporto con la realtà circostante. ll giovane trova conforto solo nel Massaro Agrippino (Tiziano Carlucci), che affronta il suo disagio con saggezza e comprensione preso anche dall’euforia della festa di San Giovanni e nell’illusione che la figlia possa sposare il benestante Rocco figlio del Fattore Neri. Mara (Maria Dibattista), ormai adulta soffre della fugacità della bellezza, cancellata da un tempo andante che non risparmia nessuno, un assillo simile a quello che vive Don Alfonso(Amos Mastrogiacomo), che instaura con lei un legame segreto che va oltre il semplice adulterio. La loro storia si incarna perché entrambi sono vittime dello stesso malessere. Preoccupata dal destino e dalla sua debolezza nell’affrontarlo contrae nozze con Jeli, al quale mostra una forte devozione che inizialmente lo inganna e poi lo abbaglia a tal punto da non ascoltare più le calunnie della gente.  Una struttura narrativa che si sviluppa attraverso flashback e costruzioni sintattiche elevate raccordate da un Narratore omodiegetico (Raffaele Navarra) che diviene testimone e partecipante insieme a quelli che sono gli abitati del luogo, come il contadino Peppe (Gino Carbone). Una messa in scena dinamica nel  che si sviluppa secondo geometrie e spazi in cui ogni personaggio viene identificato nel contesto in una complessa direzione che vuole portare il pubblico dentro un esperienza sensoriale in cui il teatro e cinema si fondano in unicum. Il senso intimo viene percorso attraverso effetti sonori e partiture musicali composte dal Maestro Donato Manco che accompagnerà le varie scene con un motivo che trova la sua massima espressione nel climax finale.

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